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IDRATAZIONE IN PALESTRA: OTTO SEMPLICI CONSIGLI

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Idratazione in palestra:
otto semplici consigli

Benessere, Idratazione, Palestra

D’inverno non è sempre possibile fare sport all’aria aperta come durante i più caldi e soleggiati mesi estivi: per questo, molte persone scelgono di recarsi in palestra. Anche in questo caso, come per ogni attività fisica che si rispetti, esistono alcune semplici regole legate a una corretta idratazione: scoprile con noi!

idratazione palestra

1. Non iniziare “a freddo”
Una delle cose più sbagliate da fare quando ci si esercita in palestra è iniziare il proprio allenamento in maniera improvvisa e senza riscaldamento: anche l’idratazione funziona allo stesso modo. Per questo motivo è importante partire con il piede giusto, ovvero presentandosi in palestra già adeguatamente idratati.

2. Bevi il giusto
Gli esperti consigliano di bere un po’ d’acqua circa ogni venti minuti durante lo sforzo fisico: bastano un paio di sorsi assunti con cadenza regolare per mantenersi in forma anche dal punto idrico. Non fare l’errore di mettere mano alla tua borraccia solo a metà allenamento!

3. Ascolta il tuo corpo
Un consiglio legato a doppio filo al precedente: è fondamentale regolarsi anche in base ai segnali che il nostro corpo ci manda, dalla stanchezza alla sudorazione. Credere che tali sintomi siano qualcosa sul quale si possa tranquillamente sorvolare è un grosso errore che può costare caro!

4. Non esagerare!
Non bere eccessivamente: ricorda che il nostro corpo ha bisogno di poter espellere i liquidi che assorbe in modo regolare e proporzionato. Bere un quantitativo troppo alto di acqua rischia di mandare il nostro organismo in sovraccarico, impedendogli un corretto funzionamento.

idratazione

5. Adeguati allo sforzo che stai compiendo
Ogni tipo di esercizio è differente, così come il tempo e l’intensità che richiede. Per questa ragione, anche le “pause idratazione” che farai devono essere regolari, uniformi e intervallate senza esagerare. Uno stop ogni 20-30 minuti è l’ideale, ma ricordati che spesso il tuo corpo potrebbe metterti all’erta anche prima. In quel caso, ascoltalo!

6. Scegli con cura cosa bere
Non tutti i liquidi sono sani, ancor meno nel caso di uno sforzo fisico intenso e prolungato: ovviamente, dovrai fare molta attenzione ed evitare alcool, caffè e te favorendo invece bevande sane come acqua, latte, succhi di frutta e preparati ricchi di vitamine o elettroliti (sodio e potassio).

7. Fermati al momento giusto
Non prolungare troppo l’allenamento: considera attentamente la sua durata, il tuo stato di forma e i liquidi necessari in modo che vada tutto liscio.

8. Divertiti!
La cosa più importante di tutte è proprio questa: divertirsi facendo un po’ di sano esercizio. Ci auguriamo che questi nostri piccoli consigli possano esserti stati utili, buon allenamento!

Marco Meneghetti

ORGOGLIO ROSA: L’ACF BRESCIA CALCIO FEMMINILE

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Orgoglio rosa:
l’ACF Brescia Calcio Femminile

Benessere, Calcio Femminile

Il calcio è lo sport più amato e praticato al mondo: non solo dagli uomini, come dimostrano i recenti Mondiali femminili tenutisi in Francia la scorsa estate. In effetti, il movimento calcistico “rosa” è sempre più vivace e conosciuto, anche in Italia. In questo articolo, vi parleremo di una delle più interessanti realtà del nostro Paese, con una storia molto interessante: si tratta del Brescia Calcio Femminile, una nostra vecchia conoscenza!

Dagli inizi ai primi successi
Le radici del Brescia hanno origine negli anni Ottanta, quando un gruppo di giocatrici decide di unire le forze per dar vita a una squadra di calcio nella variante a 7: una formula che porta fortuna alle nostre atlete, che nel 1994 si laureano campionesse provinciali. L’anno successivo il gruppo cambia nome in FCF Capriolo, iscrivendosi al suo primo campionato ufficiale, la Serie D, vinta già nel 1997. Dopo alcune stagioni trascorse in Serie C la società trasloca a Bergamo, dove milita tra il 2001 e il 2005 riuscendo nel frattempo a raggiungere la Serie A2. Proprio in questa annata cruciale la dirigenza decide di fare ritorno a Brescia: gli incontri casalinghi riprendono ad aver luogo nello storico campo di Capriolo. Dopo un’improvvisa retrocessione in Serie B, le ragazze tornano immediatamente nella serie cadetta e nel 2009 raggiungono per la prima volta la tanto sognata Serie A.

Culmine e ripartenza
Nelle stagioni che seguono il Brescia si impone sempre di più sulla scena nazionale, sia grazie alla prima squadra (allenata da Nazzarena Grilli e con al suo interno giocatrici del calibro di Marisa Gorno e Martina Rosucci), sia attraverso gli exploit della formazione Primavera e di quella CSI. Nel 2012, con Miro Keci in panchina, le nostre ragazze conquistano la loro prima Coppa Italia battendo il Napoli: ma è nell’anno seguente che, dopo l’acquisizione di un quartetto micidiale composto da Sara Gama, Sara Penzo, Barbara Bonansea e Eleonora Prost e con l’aggiunta di coach Milena Bertolini (oggi allenatrice della Nazionale) alla guida tecnica, si apre un vero e proprio ciclo trionfale che comprende due Scudetti (nel 2014 e nel 2016), altre due Coppe Italia (nel 2015 e nel 2016) e ben quattro Supercoppe consecutive (dal 2015 al 2018), oltre ad altrettante partecipazioni alla Champions League. Un lasso di tempo straordinario conclusosi nel 2018, subito dopo il secondo posto in campionato alle spalle della neonata Juventus Women, con la cessione del titolo sportivo di Serie A al Milan e la dolorosa ma necessaria ripartenza dall’Eccellenza, campionato presto abbandonato per approdare in Serie C, raggiunta mediante ripescaggio. Oggi il Brescia Calcio Femminile si trova quindi a fare nuovamente i conti con una realtà più piccola, distante dai grandi stadi di Champions ma non per questo meno appassionata: ogni atleta sa infatti di poter contare su un gruppo di tifosi appassionati e su uno staff affidabile e competente.

E oggi? Attualmente le nostre Leonesse si fanno valere contro le avversarie, tenendo alto il nome di una società che negli anni ha saputo trasformarsi in un punto di riferimento per il movimento nazionale attraendo a sé nomi “di peso” ancora oggi tra i più noti in Italia. Forza ragazze!

Marco Meneghetti

IDRATAZIONE E VACANZE SULLA NEVE

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Idratazione e vacanze sulla neve:
cosa e quanto bere durante la settimana bianca?

Benessere, Acqua, Idratazione

Siamo ormai entrati nel vivo della stagione invernale: le vacanze permettono a molti di noi di mettersi in viaggio verso le destinazioni preferite… magari ad alta quota! La classica Settimana Bianca è un’ottima occasione per rilassarsi scivolando sulla neve, ma è molto importante non abbassare mai la guardia per quanto riguarda il proprio benessere, senza scordare un’adeguata idratazione.

Sci, bastoncini e… un’adeguata scorta d’acqua
L’aria fredda può provocare –attraverso la respirazione- una perdita oraria di acqua di circa 5 ml in più rispetto a quanto siamo abituati accada. Si tratta di un dato apparentemente minore, ma non dobbiamo scordare che, se ripetuto a lungo per giorni interi, esso non deve essere sottovalutato. A questo si aggiunge anche l’esercizio fisico: che amiate sciare, pattinare o fare snowboard, la carenza di liquidi si farà sentire, e può portare a una detrazione giornaliera fino a mezzo litro d’acqua: un quantitativo importante che va reintegrato assumendo bevande (naturalmente mai ghiacciate) e integrandole se necessario con sali e carboidrati.

Occhio al freddo!
Quando il termometro scende, lo stimolo della sete risulta più difficilmente percepibile: non dobbiamo però fare l’errore di credere che ciò possa limitare i pericolosi effetti di un’idratazione inadeguata. La pelle può infatti seccarsi e screpolarsi risentendo di uno scarso apporto d’acqua, così come il nostro organismo: fortunatamente, anche il cibo ci può aiutare a reintegrare le nostre riserve, dato che circa il 20-30% del suo ammontare consiste in acqua. Attenzione anche all’abbigliamento: contrastare il freddo è necessario, ma una vestizione esageratamente pesante conduce a una sudorazione eccessiva, che giocoforza provoca la perdita di liquidi e sali minerali. Per questo, è necessario darsi un ragionevole limite e non eccedere mai con il proprio equipaggiamento!

Ora che hai letto i nostri consigli, sei pronto a partire con gli sci in spalla: buone vacanze!

Marco Meneghetti

Alla scoperta del Monte Maniva con gli sci ai piedi

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Alla scoperta del Monte Maniva
con gli sci ai piedi

Benessere, Monte Maniva

Il Monte Maniva è uno splendido massiccio nel cuore delle nostre Alpi Retiche, facilmente raggiungibile dalla pianura e ricco di interessanti possibilità per tutti gli amanti dello sport e della natura. Dalla sua sommità partono decine di chilometri di piste da sci: scopriamole insieme!

monte maniva acqua

Un luogo speciale
Raggiungere il territorio del Maniva è semplice: i passi e le strade asfaltate sono molti, situati all’incrocio tra le suggestive valli Sabbia, Camonica e Trompia (non a caso il sentiero più noto è chiamato proprio 3V, ossia “Tre Valli”), ma la via di accesso più ovvia è probabilmente rappresentata dall’omonimo passo a quota 1664 metri, che ospita alcuni dei principali impianti sciistici del territorio. Non va dimenticato neppure il Passo Crocedomini, posto sul versante meridionale del Parco regionale dell’Adamello. D’inverno questi paesaggi assumono un aspetto quasi fiabesco, ma anche senza la neve le cose da fare non mancano: dalla pesca sul lago Vaia ai molteplici tracciati per la mountain bike e il trail running. E non scordiamoci della Storia con la “S” maiuscola, da queste parti rappresentata degnamente dalla presenza dell’ex stazione NATO di Dosso dei Galli, il cui ponte radio collegava la Norvegia alla Turchia durante gli anni cruciali della Guerra Fredda.

Divertimento per tutti
Nove impianti di risalita e quaranta chilometri di piste: è questo il prezioso tesoro che il Monte Maniva –alto 1864 metri- e il suo comprensorio offrono a tutti gli appassionati di sci che qui troveranno pane per i loro denti, qualunque sia il loro livello, grazie alla presenza di maestri preparati e percorsi attrezzati ad hoc, dalle undici piste blu alle quattro rosse, per finire con le due temibili nere! Ma non basta: oltre allo sci alpino, il comprensorio tocca anche lo sci nordico e il freestyle, come dimostrano rispettivamente l’anello di tre chilometri per i fondisti e il grande Snowpark con tre livelli di difficoltà dedicato a chi ama compiere evoluzioni mozzafiato sulla propria tavola da snowboard. Per non parlare della possibilità di compiere piacevoli escursioni con le ciaspole immersi nella quiete dei boschi circostanti! E in caso di stanchezza, è sufficiente fare una capatina presso uno dei vicini rifugi per gustare le delizie culinarie tipiche del posto, tra le quali spiccano i formaggi Nostrano Valtrompia DOP e il Bagoss PAT.

monte rifugio maniva

Per invogliarvi ancora di più a toccare con mano questo splendido territorio vi consigliamo questo breve video. Coraggio, venite a trovarci!

Marco Meneghetti

Idratazione e peso corporeo

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Idratazione e peso corporeo:
qualche piccolo consiglio

Benessere, Acqua

Sempre più spesso ci capita di leggere articoli, redazionali e veri e propri “tutorial” legati all’assunzione quotidiana di acqua: una necessità fondamentale per il nostro corpo, che però non sempre risulta possibile quantificare in modo fisso e definitivo. Le condizioni climatiche, l’età e il fisico sono variabili molto importanti, alle quali se ne aggiunge però una quarta: il peso corporeo.

idratazione peso corporeo

Dimmi quanto pesi… e ti dirò quanta acqua bere
Secondo i ricercatori dell’IBWA, ovvero l’International Bottled Water Association, che raccoglie alcuni tra i maggiori produttori di acqua degli Stati Uniti, è possibile raggruppare un quantitativo ideale di bicchieri d’acqua da bere ogni giorno in una serie di fasce di peso: ad esempio, se il nostro peso corporeo si aggirasse sui 50 kg dovremmo idealmente bere 9 o 10 bicchieri, ragionando “per eccesso” in caso di attività fisica intensa e regolare. Valori che restano approssimativamente gli stessi anche per quanto riguarda soggetti di peso leggermente maggiore, per poi arrivare agli 80 kg: in quel caso partire da una base di 9 bicchieri e mezzo sarebbe l’ideale, per poi aumentare sempre di più negli sportivi (fino a 11 bicchieri); con i 90 kg diventa ancora più fondamentale idratarsi in abbondanza, sino a raggiungere i 14 bicchieri quotidiani, con un contenuto di circa 220 ml di acqua a “bevuta”.

acqua bicchiere idratazione

Una regola utile, ma non assoluta: ascolta il tuo corpo!
Si tratta di un vademecum decisamente utile, ma naturalmente non si tratta di una regola assoluta: è importante tenere conto delle tantissime variabili a cui abbiamo accennato all’inizio del presente articolo, e usare un pizzico di buonsenso: i classici “tre litri al giorno”, raccomandati anche dall’Accademia delle Scienze americana, sono un buon punto di riferimento, ma è bene sapersi prima di tutto ascoltare, ricorrendo a un sano sorso di acqua alle prime avvisaglie della sete, e di porsi alcune semplici domande: fa molto caldo oggi? Sto per sostenere (o sto sostenendo) uno sforzo fisico importante? La risposta, unita alle nostre dritte sul peso e sullo stato di forma, determinerà in modo inequivocabile quanto bere!

Speriamo che questi nostri piccoli consigli ti siano stati utili: nel frattempo… non dimenticare di idratarti!

Marco Meneghetti

Yarn Bombing

green inside

Yarn Bombing:
l’arte di colorare a maglia la città

Benessere, Città

Al giorno d’oggi l’arte di strada si trova ovunque nelle nostre città: dai graffiti alle sculture, sino alle esibizioni estemporanee di giocolieri e musicisti. Esiste però un altro modo di decorare le vie, i parchi e gli edifici che ci circondano: si tratta dello Yarn Bombing, un modo speciale di rendere colorate le metropoli nelle quali gran parte di noi trascorre la propria vita!

decorazioni

Graffiti a maglia

Ma che cos’è lo Yarn Bombing? Semplice: si tratta di una serie di tessuti o stoffe lavorati a maglia, realizzati in modo da rivestire o avvolgere oggetti presenti nel paesaggio urbano come ponti, passerelle, pali della luce, statue o panchine, e talvolta persino alberi. Di fatto, si tratta di una versione più “green” e meno invasiva del graffitismo, specialità dalla quale è stato preso in prestito il termine “bombing”, ovvero l’atto di ricoprire numerose superfici con brevi firme o disegni ripetitivi.
Le origini di questa speciale forma d’arte sembrano trovarsi in Texas, dove sul finire degli anni Novanta un gruppo di appassionate decise di “riciclare” gli scarti dei propri lavori a maglia utilizzandoli come vere e proprie opere “calde” e viventi. Non a caso, il più importante gruppo di yarn bombers proviene proprio da Houston: si tratta delle Knitta Please capeggiate dall’eclettica Magda Sayeg, i cui lavori sono apparsi in luoghi diversissimi tra loro come New York, Londra, Tokyo, Parigi e persino la Grande Muraglia cinese!

yarn bombing

Un’espansione continua

Le Knitta Please non sono però il solo gruppo il cui obiettivo è quello di rendere più allegre e colorate le nostre città. Le Craft Club Yarnbombers sono infatti conosciute per essere riuscite a realizzare all’interno di un orfanotrofio il più alto numero di sculture a maglia del mondo: ben 13.388, un Guinness dei Primati! Ma la lista non si ferma certo qui, e include le londinesi Knit The City, i cui lavori raccontano vere e proprie “storie”, e la polacca Olek, che nel 2015 ha ricoperto di stoffa un rifugio per donne in difficoltà di Delhi per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alle spesso complicata situazione femminile in India. E in Italia? Anche da noi non mancano i seguaci di questa disciplina, come dimostra lo Yarn Bombing Day tenutosi nell’agosto 2019 a Trivento in Molise, durante il quale ben 130 artiste hanno dato vita a 70 incredibili opere… di lana.
Come abbiamo appena visto, l’arte del graffito a maglia è quindi tutt’altro che sconosciuta: scommettiamo che anche voi, prima o poi, vi siete imbattuti in qualche lampione o portabici insolitamente colorato, domandandovi magari il perché della sua presenza. In effetti, basta solo qualche gomitolo di lana per rendere la città un luogo diverso… in meglio

Marco Meneghetti

Il fondo. Alla scoperta della natura con gli sci ai piedi

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Il fondo.
Alla scoperta della natura con gli sci ai piedi

Sci, Benessere, Inverno

Allenare il nostro corpo immersi nella magia della natura invernale: questo è lo sci di fondo, uno sport praticabile a tutte le età! Scopriamo insieme questa affascinante disciplina e i suoi benefici.

sci alpinismo

Identikit di uno sport
Lo sci di fondo ha origini antiche: fin dal Medioevo i popoli scandinavi e asiatici utilizzavano attrezzature e tecniche molto simili per spostarsi tra le regioni sconfinate del Nord. Nel 1520 Gustavo Vasa, a capo della ribellione svedese contro gli invasori danesi, percorse un tragitto di 90 chilometri che dal 1922 è riprodotto ogni anno durante la Vasaloppet, la più famosa e importante gara di fondo del mondo. Nel 1888 il futuro Nobel per la pace Fridtjof Nansen riuscì persino a compiervi la traversata della Groenlandia! Le tecniche attualmente in uso sono due: quella “classica”, che consente di muoversi su un percorso tracciato in solchi sotto forma di binari, e la “skating” o alternata, il cui movimento non risulta a un primo sguardo troppo dissimile da quello dei pattinatori su ghiaccio.

sci di fondo

Gli effetti sul corpo e sulla mente
Grazie alla sua natura di sport “full body” e ai suoi movimenti ampi e coordinati, lo sci di fondo aiuta sia l’apparato muscolo-scheletrico che quello cardio-vascolare: il primo viene attivato in particolare per quanto riguarda il cingolo scapolare, la schiena, il collo, gli addominali e gli arti inferiori; il secondo acquisisce resistenza e regolarità, oltre a beneficiare della riduzione dei i battiti e della pressione sanguigna. Inoltre, un’ora di esercizio consente di consumare ben 1000 calorie! Senza dimenticare i paesaggi meravigliosi che è possibile attraversare con un paio di sci ai piedi, un vero e proprio toccasana contro lo stress. Non ha importanza la dimensione competitiva: si tratta di un passatempo praticabile davvero da chiunque, senza dover minimamente considerare record, tempi o exploit tecnici. Inoltre, i costi contenuti lo rendono lo sport invernale ideale per chi non vuole spendere troppi euro, a differenza dello sci alpino o dello scialpinismo.

Insomma, non resta che provare! Siete pronti per una nuova avventura sulla neve?

Marco Meneghetti

Agricoltura biologica

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L’agricoltura biologica:
un nuovo modo di nutrirsi!

Agricoltura Biologica, Ambiente, Benessere

Sin dalle origini, l’uomo ha coltivato la terra che lo circonda per trarvi sostentamento e beneficio: non sempre, però, lo ha fatto rispettando la natura e l’ecosistema. Per questa ragione è nata l’agricoltura biologica, che fa della biodiversità e del basso impatto ambientale le sue regole d’oro. Scopriamo qualcosa di più su questo affascinante mondo!

grano campo trattore

Che cos’è biologico?

Eliminare i pesticidi, evitare l’impiego di fitofarmaci o concimi chimici, lasciar perdere i fertilizzanti non naturali creati ad hoc in laboratorio: sono queste alcune delle caratteristiche fondamentali di questo nuovo modo di fare agricoltura. Allo stesso modo, il terreno viene costantemente monitorato e gestito in maniera da evitare che il suo ciclo vitale venga compromesso o snaturato, anche grazie all’impiego di piante rustiche –più resistenti- e tecniche come la pacciamatura, che consiste nel ricoprire la terra con fieno o erba fresca per proteggerla. Questi principi rispettosi e sostenibili si estendono a ogni aspetto: dal mangime dato agli animali alla lotta biologica nei confronti dei parassiti. Non sempre è possibile ottenere risultati eccellenti: in pochi casi sono stati infatti riscontrati residui di fitofarmaci o pesticidi anche in alimenti di origine biologica certificata; si tratta tuttavia di quantitativi sempre più ridotti, anche grazie alla continua evoluzione degli studi sul tema e delle tecniche ad esso legate. I prodotti biologici sono attualmente tutelati e controllati con appositi organismi di controllo sia dall’Unione Europea (dal 1991) che dalla Repubblica Italiana.

coltivazione biologica

Una tendenza in espansione

Ed è proprio l’Italia a costituire uno dei Paesi più avanzati per la pratica dell’agricoltura biologica: un settore in costante crescita che attira molto anche al di là dei nostri confini, grazie a un export che rappresenta un terzo della produzione biologica totale italiana, concentrata soprattutto in regioni come Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 2019 si è arrivati a sfiorare i 2 milioni di ettari, con un incremento del 7% rispetto a due anni prima e ben 79mila aziende impegnate nel settore. Conquiste importantissime che non fanno che ben sperare per il futuro dell’agricoltura “naturale”.
In poche parole, l’orizzonte è vasto, e si sta ampliando sempre di più. Anno dopo anno questo modo innovativo di “curare la terra” sta prendendo piede, soprattutto sulle nostre tavole. Un’avventura che, lo speriamo, continuerà ancora a lungo!

Marco Meneghetti

Basket ruggente: la storia del Brescia Leonessa

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Basket ruggente: la storia del Brescia Leonessa

Basket, Benessere, Acqua

Da sempre, Brescia è una città profondamente legata allo sport. Calcio, automobilismo (la Mille Miglia!), pallanuoto sono soltanto alcune delle discipline nelle quali la località lombarda ha saputo dare il meglio di sé: ma ce n’è un’altra, il basket! Per questo, oggi vi raccontiamo la storia del Basket Brescia Leonessa.

Brescia Basket

La palla a spicchi e Brescia: una storia d’amore
Brescia è da sempre legata al mondo del basket: oltre al fatto di essere la città natale di Sergio Scariolo, coach della Spagna campione del mondo, ne è una prova la storia del Basket Brescia, nato nel 1957 e militante ininterrottamente nella massima serie dal 1974 al 1992, poco prima di scomparire dalle scene lasciando la città priva di un club professionistico sino ai primi anni Duemila.
L’anno di nascita ufficiale dell’attuale Basket Brescia Leonessa è però il 2009, quando viene rilevata la società Juvi Cremona per dare vita a un nuovo progetto sportivo: in quest’ultimo, che prende parte alla Serie A dilettanti, confluiscono anche alcuni giocatori del club originario, tra i quali l’intero staff tecnico. Il soddisfacente quinto posto nella stagione regolare prelude al primo grande successo ottenuto l’anno seguente: la promozione nell’allora Legadue, nella quale nel 2013 arriverà persino l’approdo alla finale persa contro Pistoia. Per l’ascesa nell’Olimpo del basket italiano bisognerà però attendere il 2016, quando una strepitosa ascesa porta i bresciani ad imporsi sulla Fortitudo Bologna e a raggiungere finalmente la Serie A1.

Maniva Basket Brescia

La Serie A e i recenti successi
Con la tanto attesa promozione arrivano anche i nomi “di spessore”: giocatori come Marcus Landry e Luca Vitali, Jared Berggren e Michele Vitali. Grazie a loro, la stagione di debutto si chiude al decimo posto, centrando le semifinali di Coppa Italia. Ma è l’anno successivo a risultare il migliore di sempre, con il secondo posto in Coppa, il terzo posto in regular season e le semifinali Scudetto, perse contro il Milano dopo un ottimo inizio. Nel 2018, la perdita di alcune colonne del team provocano qualche contrattempo a quest’ultimo, che tuttavia acquisisce elementi quali Jordan Hamilton e Awudu Abass. C’è anche il tempo per debuttare nell’EuroCup e battezzare il PalaLeonessa, nuovo fortino della formazione bresciana. La stagione termina al dodicesimo posto, ma un posto in Europa è (nuovamente) garantito: nel 2019-20, il Leonessa si trova inserito nel medesimo girone di società storiche come l’Olimpija Lubiana e il Nanterre.

E oggi? Le pagine successive sono ancora bianche: ma siamo certi che i nostri ragazzi hanno già in serbo qualcosa di bello da scriverci! Forza Brescia!

Marco Meneghetti

Idratarsi su due ruote

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Idratarsi su due ruote

Sport, Benessere, Acqua

L’idratazione dello sportivo, si sa, è molto importante! Per questo ogni disciplina richiede una grande attenzione per quanto riguarda il corretto quantitativo di acqua da assumere prima, durante e dopo lo sforzo fisico. Non fa eccezione il ciclismo, che dal canto suo può comportare anche uscite di lunghezza considerevole. Vediamo quindi che cosa fare per mantenersi in forma pedalando, anche da un punto di vista idrico.

Idratazione

La preparazione è importante

Una giusta idratazione è soprattutto frutto di ascolto: del proprio corpo e delle proprie esigenze, che possono variare in base all’età, alle condizioni fisiche e allo stato di forma del ciclista, oltre che alla stagione e al clima. Si tratta di un gioco di equilibrismo tra la quantità di liquido acquisita e quella persa: nel caso la prima superi la seconda, possiamo parlare di iperidratazione. Al contrario –e più frequentemente- ci troviamo invece davanti a una situazione di disidratazione. Entrambe sono condizioni spiacevoli che possono condurre anche a serie conseguenze, ma possono essere contrastate con alcune utili misure di prevenzione come la scelta di un abbigliamento tecnico che consenta di evitare un’eccessiva sudorazione. Non va dimenticata un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali alla quale associare bevande che contengano sodio, potassio, magnesio e vitamine. Per questa ragione è indicato installare sulla propria bici almeno due portaborracce, specialmente nel caso si decida di compiere uscite di lunghezza superiore ai 50 chilometri.

 

Allenamento e gara: quali differenze?

Il ciclismo è uno sport pieno di particolarità, anche pratiche. A differenza di molte altre discipline, consente di trasportare ragionevoli quantitativi di cibo e liquidi in modo agevole, ma espone a sua volta lo sportivo a correnti d’aria che, evaporando, possono far seccare la pelle. Si tratta di elementi di cui tener conto in ogni uscita, a prescindere dalla lunghezza del percorso o dall’intensità dello sforzo, che però non saranno naturalmente delle stessa entità in allenamento, in gara oppure durante un lungo viaggio pedalando in modalità “bikepacking”. Prima di essersi messi in sella, è importante essere certi che il proprio livello di glucosio nel sangue sia costante, mentre al termine del giro è d’obbligo una reintegrazione totale dei liquidi perduti. Basti pensare che una perdita d’acqua pari al 5% del proprio peso corporeo può condurre a un calo del rendimento anche del 50% e tempi di recupero molto lunghi!
Insomma: nulla va lasciato al caso, allo scopo di godersi al meglio il proprio giro.

Speriamo che i nostri consigli possano esservi stati utili: nel frattempo… buona pedalata!

ciclismo

Marco Meneghetti