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Il fondo. Alla scoperta della natura con gli sci ai piedi

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Il fondo.
Alla scoperta della natura con gli sci ai piedi

Sci, Benessere, Inverno

Allenare il nostro corpo immersi nella magia della natura invernale: questo è lo sci di fondo, uno sport praticabile a tutte le età! Scopriamo insieme questa affascinante disciplina e i suoi benefici.

Identikit di uno sport
Lo sci di fondo ha origini antiche: fin dal Medioevo i popoli scandinavi e asiatici utilizzavano attrezzature e tecniche molto simili per spostarsi tra le regioni sconfinate del Nord. Nel 1520 Gustavo Vasa, a capo della ribellione svedese contro gli invasori danesi, percorse un tragitto di 90 chilometri che dal 1922 è riprodotto ogni anno durante la Vasaloppet, la più famosa e importante gara di fondo del mondo. Nel 1888 il futuro Nobel per la pace Fridtjof Nansen riuscì persino a compiervi la traversata della Groenlandia! Le tecniche attualmente in uso sono due: quella “classica”, che consente di muoversi su un percorso tracciato in solchi sotto forma di binari, e la “skating” o alternata, il cui movimento non risulta a un primo sguardo troppo dissimile da quello dei pattinatori su ghiaccio.

Gli effetti sul corpo e sulla mente
Grazie alla sua natura di sport “full body” e ai suoi movimenti ampi e coordinati, lo sci di fondo aiuta sia l’apparato muscolo-scheletrico che quello cardio-vascolare: il primo viene attivato in particolare per quanto riguarda il cingolo scapolare, la schiena, il collo, gli addominali e gli arti inferiori; il secondo acquisisce resistenza e regolarità, oltre a beneficiare della riduzione dei i battiti e della pressione sanguigna. Inoltre, un’ora di esercizio consente di consumare ben 1000 calorie! Senza dimenticare i paesaggi meravigliosi che è possibile attraversare con un paio di sci ai piedi, un vero e proprio toccasana contro lo stress. Non ha importanza la dimensione competitiva: si tratta di un passatempo praticabile davvero da chiunque, senza dover minimamente considerare record, tempi o exploit tecnici. Inoltre, i costi contenuti lo rendono lo sport invernale ideale per chi non vuole spendere troppi euro, a differenza dello sci alpino o dello scialpinismo.

Insomma, non resta che provare! Siete pronti per una nuova avventura sulla neve?

Marco Meneghetti

Agricoltura biologica

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L’agricoltura biologica:
un nuovo modo di nutrirsi!

Agricoltura Biologica, Ambiente, Benessere

Sin dalle origini, l’uomo ha coltivato la terra che lo circonda per trarvi sostentamento e beneficio: non sempre, però, lo ha fatto rispettando la natura e l’ecosistema. Per questa ragione è nata l’agricoltura biologica, che fa della biodiversità e del basso impatto ambientale le sue regole d’oro. Scopriamo qualcosa di più su questo affascinante mondo!

Che cos’è biologico?

Eliminare i pesticidi, evitare l’impiego di fitofarmaci o concimi chimici, lasciar perdere i fertilizzanti non naturali creati ad hoc in laboratorio: sono queste alcune delle caratteristiche fondamentali di questo nuovo modo di fare agricoltura. Allo stesso modo, il terreno viene costantemente monitorato e gestito in maniera da evitare che il suo ciclo vitale venga compromesso o snaturato, anche grazie all’impiego di piante rustiche –più resistenti- e tecniche come la pacciamatura, che consiste nel ricoprire la terra con fieno o erba fresca per proteggerla. Questi principi rispettosi e sostenibili si estendono a ogni aspetto: dal mangime dato agli animali alla lotta biologica nei confronti dei parassiti. Non sempre è possibile ottenere risultati eccellenti: in pochi casi sono stati infatti riscontrati residui di fitofarmaci o pesticidi anche in alimenti di origine biologica certificata; si tratta tuttavia di quantitativi sempre più ridotti, anche grazie alla continua evoluzione degli studi sul tema e delle tecniche ad esso legate. I prodotti biologici sono attualmente tutelati e controllati con appositi organismi di controllo sia dall’Unione Europea (dal 1991) che dalla Repubblica Italiana.

Una tendenza in espansione

Ed è proprio l’Italia a costituire uno dei Paesi più avanzati per la pratica dell’agricoltura biologica: un settore in costante crescita che attira molto anche al di là dei nostri confini, grazie a un export che rappresenta un terzo della produzione biologica totale italiana, concentrata soprattutto in regioni come Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 2019 si è arrivati a sfiorare i 2 milioni di ettari, con un incremento del 7% rispetto a due anni prima e ben 79mila aziende impegnate nel settore. Conquiste importantissime che non fanno che ben sperare per il futuro dell’agricoltura “naturale”.
In poche parole, l’orizzonte è vasto, e si sta ampliando sempre di più. Anno dopo anno questo modo innovativo di “curare la terra” sta prendendo piede, soprattutto sulle nostre tavole. Un’avventura che, lo speriamo, continuerà ancora a lungo!

Marco Meneghetti

Basket ruggente: la storia del Brescia Leonessa

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Basket ruggente: la storia del Brescia Leonessa

Basket, Benessere, Acqua

Da sempre, Brescia è una città profondamente legata allo sport. Calcio, automobilismo (la Mille Miglia!), pallanuoto sono soltanto alcune delle discipline nelle quali la località lombarda ha saputo dare il meglio di sé: ma ce n’è un’altra, il basket! Per questo, oggi vi raccontiamo la storia del Basket Brescia Leonessa.

Brescia Basket

La palla a spicchi e Brescia: una storia d’amore
Brescia è da sempre legata al mondo del basket: oltre al fatto di essere la città natale di Sergio Scariolo, coach della Spagna campione del mondo, ne è una prova la storia del Basket Brescia, nato nel 1957 e militante ininterrottamente nella massima serie dal 1974 al 1992, poco prima di scomparire dalle scene lasciando la città priva di un club professionistico sino ai primi anni Duemila.
L’anno di nascita ufficiale dell’attuale Basket Brescia Leonessa è però il 2009, quando viene rilevata la società Juvi Cremona per dare vita a un nuovo progetto sportivo: in quest’ultimo, che prende parte alla Serie A dilettanti, confluiscono anche alcuni giocatori del club originario, tra i quali l’intero staff tecnico. Il soddisfacente quinto posto nella stagione regolare prelude al primo grande successo ottenuto l’anno seguente: la promozione nell’allora Legadue, nella quale nel 2013 arriverà persino l’approdo alla finale persa contro Pistoia. Per l’ascesa nell’Olimpo del basket italiano bisognerà però attendere il 2016, quando una strepitosa ascesa porta i bresciani ad imporsi sulla Fortitudo Bologna e a raggiungere finalmente la Serie A1.

Maniva Basket Brescia

La Serie A e i recenti successi
Con la tanto attesa promozione arrivano anche i nomi “di spessore”: giocatori come Marcus Landry e Luca Vitali, Jared Berggren e Michele Vitali. Grazie a loro, la stagione di debutto si chiude al decimo posto, centrando le semifinali di Coppa Italia. Ma è l’anno successivo a risultare il migliore di sempre, con il secondo posto in Coppa, il terzo posto in regular season e le semifinali Scudetto, perse contro il Milano dopo un ottimo inizio. Nel 2018, la perdita di alcune colonne del team provocano qualche contrattempo a quest’ultimo, che tuttavia acquisisce elementi quali Jordan Hamilton e Awudu Abass. C’è anche il tempo per debuttare nell’EuroCup e battezzare il PalaLeonessa, nuovo fortino della formazione bresciana. La stagione termina al dodicesimo posto, ma un posto in Europa è (nuovamente) garantito: nel 2019-20, il Leonessa si trova inserito nel medesimo girone di società storiche come l’Olimpija Lubiana e il Nanterre.

E oggi? Le pagine successive sono ancora bianche: ma siamo certi che i nostri ragazzi hanno già in serbo qualcosa di bello da scriverci! Forza Brescia!

Marco Meneghetti

Idratarsi su due ruote

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Idratarsi su due ruote

Sport, Benessere, Acqua

L’idratazione dello sportivo, si sa, è molto importante! Per questo ogni disciplina richiede una grande attenzione per quanto riguarda il corretto quantitativo di acqua da assumere prima, durante e dopo lo sforzo fisico. Non fa eccezione il ciclismo, che dal canto suo può comportare anche uscite di lunghezza considerevole. Vediamo quindi che cosa fare per mantenersi in forma pedalando, anche da un punto di vista idrico.

La preparazione è importante

Una giusta idratazione è soprattutto frutto di ascolto: del proprio corpo e delle proprie esigenze, che possono variare in base all’età, alle condizioni fisiche e allo stato di forma del ciclista, oltre che alla stagione e al clima. Si tratta di un gioco di equilibrismo tra la quantità di liquido acquisita e quella persa: nel caso la prima superi la seconda, possiamo parlare di iperidratazione. Al contrario –e più frequentemente- ci troviamo invece davanti a una situazione di disidratazione. Entrambe sono condizioni spiacevoli che possono condurre anche a serie conseguenze, ma possono essere contrastate con alcune utili misure di prevenzione come la scelta di un abbigliamento tecnico che consenta di evitare un’eccessiva sudorazione. Non va dimenticata un’alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali alla quale associare bevande che contengano sodio, potassio, magnesio e vitamine. Per questa ragione è indicato installare sulla propria bici almeno due portaborracce, specialmente nel caso si decida di compiere uscite di lunghezza superiore ai 50 chilometri.

 

Allenamento e gara: quali differenze?

Il ciclismo è uno sport pieno di particolarità, anche pratiche. A differenza di molte altre discipline, consente di trasportare ragionevoli quantitativi di cibo e liquidi in modo agevole, ma espone a sua volta lo sportivo a correnti d’aria che, evaporando, possono far seccare la pelle. Si tratta di elementi di cui tener conto in ogni uscita, a prescindere dalla lunghezza del percorso o dall’intensità dello sforzo, che però non saranno naturalmente delle stessa entità in allenamento, in gara oppure durante un lungo viaggio pedalando in modalità “bikepacking”. Prima di essersi messi in sella, è importante essere certi che il proprio livello di glucosio nel sangue sia costante, mentre al termine del giro è d’obbligo una reintegrazione totale dei liquidi perduti. Basti pensare che una perdita d’acqua pari al 5% del proprio peso corporeo può condurre a un calo del rendimento anche del 50% e tempi di recupero molto lunghi!
Insomma: nulla va lasciato al caso, allo scopo di godersi al meglio il proprio giro.

Speriamo che i nostri consigli possano esservi stati utili: nel frattempo… buona pedalata!

Marco Meneghetti

Castagne: eccellenze di stagione

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Castagne: eccellenze di stagione

Nutrirsi con equilibrio, Castagne

Le castagne sono frutti caratteristici della stagione autunnale, molto ricchi di zuccheri complessi, per questo chiamate da tempo “pane dei poveri”.

Proprietà
Nutrizionalmente parlando le castagne sono grandi fonti di carboidrati complessi e fibre, con un accenno di proteine e grassi. Il contenuto vitaminico e di sali minerali di questi frutti è eccellente: calcio, fosforo, ferro, magnesio, potassio, zinco e vitamine come quelle del gruppo B e vitamina C. Ricche di triptofano, precursore della serotonina, ovvero il neurotrasmettitore della felicità, le castagne sono perfette in questa stagione per far fronte ai primi freddi e malumori dettati dalla stagione buia. Quindi, un toccasana per cuore e umore!

Castagne

Benefici

Chi mangia le castagne può benissimo capire quanti siano i benefici legati al loro consumo. Riassumiamoli:
– Facilmente digeribili, ricche di carboidrati e povere di grassi sono un alimento perfetto per dare energia
– Contengono tanto potassio, ideale per gli sportivi e per la concentrazione
– Aiutano a far fronte all’affaticamento muscolare e mentale
– Contengono tante fibre, che aiutano a favorire il transito intestinale e garantire la sazietà

Non tutti però possono trarre benefici dal consumo delle castagne: sono sconsigliate, per l’alto contenuto di amidi fermentescibili, a chi soffre di colite e meteorismo.

A dieta

Anche chi sta seguendo un regime alimentare ipocalorico può beneficiare di questi frutti, ma con qualche accortezza in più.
Il loro apporto calorico non è indifferente ed è ben superiore di quello della frutta fresca, come pere e mele che sono anche loro di stagione. Inoltre hanno, come abbiamo già detto, un elevato contenuto di carboidrati complessi.
Una porzione di castagne (circa 40-50 g) è concessa, anche in regime ipocalorico, preferibilmente come merenda oppure in sostituzione della parte di carboidrati del pasto.

Caldarroste

Cottura

Le castagne vanno sempre consumate ben cotte: se crude possono causare gonfiore addominale e disturbi intestinali di vario genere.
Prima di cuocerle è bene inciderle con un coltello, per evitare che “scoppino” durante la cottura. Si possono preparare con diverse modalità di cottura: bollitura, al vapore oppure arrosto (le classiche “caldarroste”).

Idee per gustarsele

Il miglior momento per gustarsi qualche castagna è a merenda: che siano caldarroste durante un pomeriggio piovoso oppure al vapore, rappresentano uno snack sano e ricco di nutrienti.
Anche dopo cena, in compagnia di amici magari, è un momento buono per fare il pieno di questo frutto. E’ meglio evitare di abbinarle a dolci e altri frutti zuccherini perché le castagne sono, già di per sè, molto ricche di carboidrati e così facendo si aumenterebbe molto il carico glicemico, con conseguenti picchi di glicemia.

E’ possibile utilizzare anche la farina di castagne per preparazioni sia dolci che salate. Può essere utilizzata per preparare tagliatelle o pasta fatta in casa, per arricchire la polenta, per creare dei biscotti dai sapori speziati o per preparare il tradizionale castagnaccio. Castagnaccio che, a colazione, è perfetto abbinato a una bella tazza di caffellatte fumante.

Buon autunno!

Francesca Oggionni
Dietista libero professionista
“Credo fermamente che un'alimentazione equilibrata
sia essenziale per ritrovare il nostro benessere.”
Mi sono Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode.

Attualmente pratico l’attività di libera professione a Rivolta d’Adda (CR) e in altre strutture dove svolgo visite dietetiche ambulatoriali; frequento l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, collaborando con la dietista dott.ssa Manuela Pastore.

La canoa canadese

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La canoa canadese:
alla ricerca dell’avventura tra i fiumi

Sport, Benessere, Acqua

L’estate sta finendo, ma c’è ancora un po’ di tempo a disposizione per del sano sport all’aria aperta: perché non scegliere allora di avvicinarsi a una disciplina curiosa e affascinante come la canoa canadese? Tutti a bordo, si comincia!

Un mezzo di trasporto antichissimo
La canoa è nota sin dall’Antichità: per secoli l’uomo ha utilizzato questa imbarcazione stretta e oblunga –originariamente costruita utilizzando corteccia, radici e resina- per muoversi tra fiumi, laghi e altri corsi d’acqua, aiutandosi con una o due pagaie. Alcune tra le menzioni più antiche della canoa risalgono addirittura ai tempi di Erodoto, mentre sono innumerevoli le leggende e le raffigurazioni della canoa tra le popolazioni native di tantissime aree del mondo, dal Pacifico al Canada, dove venne impiegata a lungo anche dai commercianti di pelli della Compagnia della Baia di Hudson. Proprio quest’ultimo Paese dona il nome alla conformazione di canoa di cui stiamo parlando, ossia la canadese; un termine che in realtà ha più a che vedere con lo stile di pagaiata (sviluppato da un ranger di nome Omer Stringer, motivo per cui è noto anche con il nome di Omering). Non a caso, per molti anni le monete canadesi da un dollaro hanno portato incisa sul dorso proprio una canoa.

Canoa

Su e giù per le rapide
Al di là dell’aspetto pratico, la canoa ha sempre esercitato un grande fascino su chiunque amasse spingersi al di là di ciò che è conosciuto: non è un caso se grandi scrittori, esploratori e viaggiatori abbiano intrapreso lunghissimi viaggi a bordo di una canadese. Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti italiani del Novecento, scrisse ad esempio un lungo reportage per la rivista “Epoca” nel quale narrava il suo lungo viaggio in solitaria nello Yukon, la terra dei cercatori d’oro. Allo stesso modo Henry David Thoreau, una delle figure più importanti della letteratura americana che già abbiamo incontrato in un passato articolo, si spinse lungo i principali corsi d’acqua del New England, dando in seguito vita al bellissimo libro A Week on the Concord and Merrimack Rivers uscito nel 1849.

Canoa

Come fare?
Ma come avvicinarsi concretamente a quello che più che uno sport si può considerare un vero e proprio stile di vita? Semplice, aderendo a una delle numerose associazioni di appassionati aderenti all’Aican, l’Associazione Italiana Canoa Canadese, sul cui sito Web è possibile consultare la lista dei club presenti sul territorio. Ognuno di essi organizza corsi specifici per qualsiasi livello di competenza o difficoltà: normalmente, anche il noleggio dell’attrezzatura è incluso nella quota di iscrizione. Al termine del corso per principianti è normalmente possibile affrontare corsi d’acqua dolce corrispondenti ai gradi I e II della Scala WW, un utile parametro che indica il livello di difficoltà dei fiumi (i gradi spaziano dall’I, “Facile”, al VI, “estremamente difficile”). Naturalmente, all’interno delle associazioni vengono anche organizzate uscite collettive per continuare ad esercitarsi anche dopo aver iniziato, e non mancano i meeting regionali e nazionali nei quali è possibile fare nuove conoscenze e stringere amicizie con “spiriti affini”.

Che cosa stai aspettando? È ora di salpare!

Marco Meneghetti

Ma la pasta si può mangiare?

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Ma la pasta si può mangiare?

Nutrirsi con equilibrio, Pasta, Carboidrati

Ogni anno succede sempre la stessa cosa: a settembre, con l’obiettivo di ritrovare un buon equilibrio alimentare ci si mette a stecchetto evitando, erroneamente, la pasta.

Rispondiamo a quelle che sono le domande che girano intorno a questo alimento, così buono e integrante della dieta mediterranea.

La pasta fa ingrassare? FALSO.

In un’alimentazione equilibrata le fonti di carboidrati, tra cui troviamo pasta e pane, sono nutrienti fondamentali e che devono essere assunti quotidianamente. L’importante è sceglierli di qualità e soprattutto rispettare le porzioni che soddisfino i propri fabbisogni, senza esagerare con i condimenti. I carboidrati complessi contenuti nella pasta ci danno le giuste energie e la giusta quantità di zuccheri che servono al cervello e ai muscoli per lavorare efficacemente. Inoltre contiene triptofano, il precursore della serotonina che è il neurotrasmettitore legato alla felicità e al buon umore. Eliminare questo alimento dalla propria dieta comporta un maggior rischio di “spiluccamento” e ricerca del dolce, cosa che porta non pochi sensi di colpa. Inserire la pasta 3-4 volte a settimana, alternandola ad altre tipologie di cereali, come riso, orzo, farro o grano saraceno, è una buona idea per la linea e per la salute.
Ah, anche a cena si può mangiare, senza paura di ingrassare!

La pasta senza glutine fa dimagrire? FALSO.

La pasta senza glutine è un prodotto alimentare a fini medici speciali, ideato appositamente per coloro che soffrono di celiachia e devono necessariamente eliminare il glutine dalla propria alimentazione. Questa tipologia di pasta non ha alcun effetto sulla perdita del peso corporeo. Anzi, paragonando le due tipologie di pasta, hanno una quantità calorica totalmente sovrapponibile, con un contenuto di carboidrati leggermente superiore e inferiore di proteine, proprio per l’assenza di glutine. La falsa credenza legata alla pasta senza glutine può essere legata al fatto che la pasta, se eccessivamente cotta e non di qualità, può portare a gonfiore addominale: meglio controllare la tipologia di pasta che acquistate, puntando su pasta ottenuta con lenta essicatura da grani esclusivamente italiani.

La pasta integrale è migliore? VERO in parte.

La pasta integrale è ottenuta a partire dalla lavorazione di semole integrali di grano duro. Dal punto di vista nutrizionale, la pasta integrale ha un maggior contenuto proteico, di vitamine e soprattutto di fibra alimentare. E’ proprio per la presenza della fibra che spesso si consiglia il consumo di pasta integrale anziché quella tradizionale: la fibra conferisce alla pasta un maggior potere saziante e rallenta l’assorbimento degli zuccheri e degli altri nutrienti permettendo di mantenere una glicemia stabile. Oggigiorno ci sono tante tipologie di pasta, ottenuta da sfarinati di varia origine: kamut, farro, riso, mais, grano saraceno. Possono essere una valida alternativa alla pasta tradizionale e possono essere inserite come sua alternativa nell’ambito di una dieta equilibrata e variata.

La pasta al dente è più digeribile? VERO.

Per la favorire la digestione è consigliabile mangiarla leggermente al dente. La maggior digeribilità è data dal fatto che, durante la cottura, la rete di glutine trattiene al proprio interno i granuli di amido, fatto che si traduce con una sua più graduale assimilazione. Questo è fondamentale: infatti più prolungata sarà la digestione dei carboidrati da parte degli enzimi e lenta la successiva assimilazione, minori saranno i conseguenti picchi glicemici. Al contrario un lungo tempo di cottura causa il progressivo rilascio dell’amido nell’acqua di cottura, lasciando alla pasta una consistenza collosa. La digestione dei carboidrati inizia nella bocca, ma questo aspetto colloso comporta un più rapido transito della pasta, che non da tempo agli enzimi salivari di “attaccare” i carboidrati e digerirli. Gli enzimi gastrici avranno poi un sovraccarico di lavoro per digerire l’intera massa.

Un piatto di pasta è un pasto completo? DIPENDE.

Se condita in maniera appropriata, un piatto di pasta può essere un perfetto piatto unico che, magari accompagnato da una porzione di verdura, può essere tranquillamente consumato sia a pranzo che a cena. Tra i condimenti da preferire ci sono sicuramente i legumi che, insieme alla pasta formano un binomio nutrizionalmente valido e completo: pasta e fagioli, pasta e ceci, pasta e lenticchie. Anche con un sugo di pesce o di carne magra la pasta assume un profilo nutrizionalmente completo. Un’altra bella idea è condirla con della ricotta e pomodorini, per una versione estiva stuzzicante.

Francesca Oggionni
Dietista libero professionista
“Credo fermamente che un'alimentazione equilibrata
sia essenziale per ritrovare il nostro benessere.”
Mi sono Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode.

Attualmente pratico l’attività di libera professione a Rivolta d’Adda (CR) e in altre strutture dove svolgo visite dietetiche ambulatoriali; frequento l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, collaborando con la dietista dott.ssa Manuela Pastore.

Alla scoperta degli orti urbani

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Green in the city:
alla scoperta degli orti urbani

Orti Urbani, Benessere, Green Inside

Immaginate un piccolo pezzo di natura incontaminata nel cuore della vostra città dove, a differenze che in un normale parco, è possibile coltivare frutta e verdura in modo assolutamente naturale, sostenibile e soprattutto piacevole. Si tratta degli orti urbani, una realtà che negli ultimi anni ha preso sempre più piede anche in Italia: scopriamo come.

Di cosa si tratta?
L’idea sulla quale si basano gli orti urbani non è per niente nuova: per secoli l’uomo ha pensato a luoghi racchiusi nel cuore delle città dove portare il benessere dei grandi spazi aperti e dove poter coltivare i frutti della terra allo stesso modo che in campagna. Ecco quindi che agli inizi dell’Ottocento l’Europa si riempie dei primi giardini di città, dai Kleingarten tedeschi ai Jardins Ovrieurs francesi, entrambi nati per dare alle classi operaie uno spicchio di natura al centro delle sempre più industrializzate metropoli del tempo. Oggi, gli orti urbani sono un luogo nel quale combattere i problemi climatici, favorire la biodiversità ma anche l’amalgamazione sociale, oltre a ridare vita a zone e quartieri potenzialmente isolati o problematici. Ma non basta, perché 20 metri quadrati sono sufficienti a produrre il fabbisogno di verdura –priva di OGM o diserbanti- di un singolo individuo per un anno intero!

orto urbano

E in Italia?
Per molto tempo, gli orti urbani in Italia sono stati considerati come un’insolita soluzione valida per situazioni “particolari”: ne è un esempio l’iniziativa degli Orti di guerra, promossi durante il Secondo conflitto mondiale per consentire agli abitanti delle metropoli colpite dai bombardamenti di sfruttare ogni appezzamento di terra libero per coltivare frutta e ortaggi da consumare durante i lunghi periodi di emergenza. In seguito, a cominciare dagli anni Duemila, anche il nostro Paese ha iniziato a subire il fascino di questo nuovo e accattivante modo di vivere la città. Oggi, quasi tutti i principali centri abitati italiani possiedono almeno un orto urbano, ed esistono numerose associazioni dedite a questo tipo di agricoltura “cittadina”, che spesso è incoraggiata da enti e amministrazioni comunali mediante l’assegnazione di appositi bandi. Casi particolarmente interessanti sono costituiti ad esempio dall’Or-TO del quartiere Nizza Millefonti a Torino e dall’orto di Borgo Panigale a Bologna, il più grande d’Italia con i suoi 47 ettari (la stessa Emilia-Romagna può essere considerata la regione leader per numero di orti di città). Non solo: non mancano le scuole e gli istituti che hanno deciso di dedicare una parte dei loro cortili a questa pratica, come nel caso del programma “Orto in Condotta” gestito da Slow Food

E tu, che cosa aspetti? Cerca subito l’orto urbano più vicino a te!

orto urbano

Marco Meneghetti

Il rientro alla routine

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Il rientro alla routine

Nutrirsi con equilibrio, rientro alla routine

L’estate sta finendo e il rientro alla routine è ormai alle porte.
“Estate” significa rompere una routine per crearne una nuova anche se temporanea. E poi, una volta chiuso il capitolo delle vacanze, il rientro alla vita di tutti i giorni può essere davvero dura!

Non solo dal punto di vista mentale, ma anche dal punto di vista alimentare.
Perchè durante le vacanze estive ci si lascia andare: un dolcetto in più’, l’aperitivo ogni sera, piatti spicci, cene fuori, il gelatino passeggiando di sera…”tanto poi a settembre ci penserò”.
E settembre è arrivato e con lui bisogna prendere nuovamente il ritmo.

Ecco 5 consigli per dare il bentornato alla routine di tutti i giorni!

1. non far mancare i buoni propositi
Mettere giù, nero su bianco, quello che promettete a voi stessi. Scrivete tutto quello che di positivo volete introdurre nelle vostre giornate per ritrovare benessere e serenità. Qualche spunto: Mi impegno a fare una colazione equilibrata ogni mattina. Mangerò con più frequenza alimenti vegetali. Mi iscrivo a un corso di yoga. Consumo 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Riduco i caffè. Riduco gli alcolici. Faccio amicizia con i legumi.

2. preparare un menù settimanale
Al primo momento si può pensare: “ e chi ha tempo di farlo?”. Vi stupirete quanto dedicare mezz’ora alla preparazione di un menù vi faccia risparmiare tempo durante la settimana. Vi aiuterà sicuramente ad avere una guida pratica per potervi concentrare nuovamente sulla vostra alimentazione e rientrare nella vostra routine. Nella stesura del menù cercate di mantenere una buona frequenza nel consumo di alimenti vegetali, cereali integrali, frutta e verdura, inserendo la carne bianca 2-3 volte a settimana; il pesce almeno 3 volte; i legumi 3-4 volte a settimana; le uova 2 volte a settimana; i formaggi 1-2 volte a settimana.

3. dispensa e meal prep
Riempire la dispensa e il frigorifero di alimenti sani non vi condurrà fuori rotta, anzi, vi permetterà di avere sempre nuovi stimoli e idee. Eliminate quello che c’è in dispensa di poco sano e mettete già una lista della spesa: verdura di stagione, frutta, frutta secca, yogurt e granola per la colazione, cereali integrali, legumi secchi, spezie ed erbe aromatiche. Questi sono gli ingredienti mai-più-senza! Potete sfruttare un pomeriggio per ripopolare il freezer di pietanze già cotte, che all’occorrenza potete scongelare: legumi; cuocete le ultime zucchine e melanzane e congelatele porzionate. Potete anche preparare 2-3 porzioni di cereali integrali e conservarli in frigorifero così da avere i pranzi pronti per qualche giorno: sarà sufficiente condire il cereale al momento!

4. gli snack da portare in ufficio
Il rientro al lavoro è deprimente? Basta organizzare anche quello al meglio: procuratevi una nuova agenda o una nuova penna, del vostro colore preferito, una candela colorata e soprattutto degli spezzafame sani. Prendere un contenitore di vetro e create dei mix golosi di frutta essiccata e frutta secca (ad esempio albicocche, chips di cocco, bacche di goji, mandorle), procuratevi qualche barretta crunchy ottima anche pre-allenamento in palestra; fate anche una minima scorta di bottigliette d’acqua, così da non avere scusanti!

5. sperimentate con nuove ricette e nuovi ingredienti
Questo è un gioco, ma che aiuta a stimolare più la fantasia in cucina. Spulciate quelle riviste popolano il vostro soggiorno oppure i profili Instagram più colorati e prendete spunto per nuove ricette. Prendetevi qualche minuto in più mentre fate la spesa per scegliere degli ingredienti nuovi, che non avete mai provato prima, e azzardate. Può essere un cereale o pseudo cereale per fare un primo piatto, una spezia orientale che magari avete assaggiato durante i vostri viaggi estivi, un frutto, un tè particolare per scaldare le vostre colazioni.
Azzardate anche con nuovi abbinamenti, ad esempio usate i semi per condire insalate o legumi.

Ultimo consiglio: fate un bel sorriso!

Francesca Oggionni
Dietista libero professionista
“Credo fermamente che un'alimentazione equilibrata
sia essenziale per ritrovare il nostro benessere.”
Mi sono Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode.

Attualmente pratico l’attività di libera professione a Rivolta d’Adda (CR) e in altre strutture dove svolgo visite dietetiche ambulatoriali; frequento l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, collaborando con la dietista dott.ssa Manuela Pastore.

Vitamina B12: conosciamola bene!

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Vitamina B12: conosciamola bene!

Nutrirsi con equilibrio, Vitamine B12

Se ne parla sempre tantissimo, soprattutto in relazione all’alimentazione vegana. Ma non tutti sanno perchè. E’ arrivato il momento di approfondire meglio il ruolo di questa vitamina.

La vitamina B12 fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili e deve essere regolarmente assunta con l’alimentazione. Infatti è indispensabile per il nostro organismo, per la normale funzione neurologica, per la sintesi dei globuli rossi e del DNA. Senza i giusti apporti di vitamina B12 si va in contro a problematiche non irrilevanti.

L’assorbimento della vitamina è veicolato dal fattore intrinseco: una sostanza prodotta dallo stomaco che ne permette il corretto assorbimento. Ci sono alcune condizioni cliniche legate a problemi gastrici che potrebbero interferire con la produzione di fattore intrinseco e quindi con l’assorbimento della vitamina B12. Se soffrite di qualche patologia gastrica è sempre bene controllare i livelli di vitamina B12 nel sangue e parlarne con il vostro medico.

A cosa serve

Questa vitamina è coinvolta attivamente nei processi di formazione dei globuli rossi e contribuisce alla corretta funzionalità delle cellule nervose. Anche dal punto di vista metabolico la vitamina B12 svolge un ruolo fondamentale: è coinvolta nel metabolismo dei carboidrati e quindi ha un ruolo energetico

I sintomi di carenza di vitamina B12 sono: glossite, nausea, iperpigmentazione, debolezza, pallore, deficit di memoria, irritabilità, difficoltà a mantenere l’equilibrio, alterazioni dell’umore.
La carenza di vitamina B12, insieme alla carenza di folati, può portare alla comparsa di anemia macrobiotica megaloblastica, caratterizzata da globuli rossi sono in numero minore, ma più grandi e con una ridotta capacità di trasporto dell’ossigeno.
La carenza può portare anche a infertilità, sia maschile che femminile.

La carenza di vitamina B12 viene valutata attraverso un semplice esame dal sangue:
normale: B12 superiore a 300 pg/mL
borderline: B12 tra 200 pg/mL e 300 pg/mL
deficit: B12 minore di 200 pg/mL

Le fonti di vitamina B12
E’ contenuta in tutti gli alimenti di origine animale: carne rossa e bianca, nel fegato di vitello e manzo, nelle uova, nei formaggi e latticini, nel pesce (come sgombro, salmone, sardine), nei crostacei, molluschi e frutti di mare (come vongole e ostriche).
Assunzioni adeguate e quotidiane di alimenti di origine animale “proteggono” dalla carenza.

Dal momento che questa vitamina è presente negli alimenti di origine animale, chi segue una dieta vegetariana o vegana deve integrarla costantemente. Non è infatti sufficiente consumare alimenti fortificati, nei quali è stata aggiunta questa vitamina, ad esempio i cereali per la colazione, il latte o altri prodotti a base di soia.

L’integrazione è obbligatoria ed estremamente necessaria: si attua ricorrendo a integratori specifici da assumere costantemente. Gli integratori posso essere sotto forma di cianocobalamina o metilcobalmaina, e l’assunzione migliore risulta essere tramite compresse sublinguali o gocce, per un miglior assorbimento.

Francesca Oggionni
Dietista libero professionista
“Credo fermamente che un'alimentazione equilibrata
sia essenziale per ritrovare il nostro benessere.”
Mi sono Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode. Ho conseguito la Laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, con voto finale 110/110 e lode.

Attualmente pratico l’attività di libera professione a Rivolta d’Adda (CR) e in altre strutture dove svolgo visite dietetiche ambulatoriali; frequento l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, collaborando con la dietista dott.ssa Manuela Pastore.